Stenosi del canale vertebrale

 

Definizione

La stenosi spinale è una condizione dovuta al restringimento del canale vertebrale.
La stenosi del rachide lombare è, al giorno d’oggi, da considerarsi come il risultato dinamico di un processo di microinstabilità che progressivamente si aggrava e si complica sino a caratterizzare questo tipo di patologia. Le prime e principali alterazioni degenerative si verificano a livello del disco intervertebrale. A tale sede infatti, complici l’avanzare dell’età, il perpetuarsi di eventuali traumi o microtraumi ripetuti che il soggetto si procura con le normali attività quotidiane, si ha una progressiva perdita del contenuto idrico del disco, soprattutto del suo nucleo polposo, cui conseguono una serie di alterazioni quali:
• diminuzione di volume e di altezza del disco;
• invaginazione delle fibre della parte esterna dell’anulus;
• convessità della circonferenza del disco;
• fissurazione delle fibre dell’anulus.
La discopatia di uno o più livelli del rachide lombosacrale è, dunque, spesso il primum movens di un processo di microinstabilità della colonna stessa, che sostiene il corpo scaricando il carico di lavoro maggiormente sulle faccette articolari, che a loro volta degenerano, si ispessiscono e danno luogo, assieme al formarsi di osteofiti, al quadro di stenosi lombare. I livelli più frequentemente coinvolti in questo tipo di patologia sono il tratto L4-L5 ed L3-L4. Anche il tratto L5-S1 può essere stenotico, ma con minor frequenza. Quando la stenosi lombare è correlata a spondilolistesi, di solito il livello più comunemente interessato è il tratto L4-L5.

Cause
Le dimensioni e la forma del canale vertebrale subiscono variazioni con l’invecchiamento. In condizioni normali, i fori vertebrali sono sufficientemente ampi da accogliere le fibre nervose che si diramano dal midollo spinale. Tuttavia, se tali fori subiscono un restringimento (a seguito di un’eccessiva crescita dell’osso o del tessuto adiacente), può verificarsi compressione dei nervi e quindi dolore.
Il restringimento associato a stenosi spinale può coinvolgere anche il midollo spinale, che si trova costretto a “invadere” lo spazio libero nel canale vertebrale.
Anche le strutture adiacenti alla colonna vertebrale possono essere coinvolte:
• i legamenti vertebrali diventano più duri e spessi
• le ossa e le articolazioni (spesso colpite da osteoartrite) possono allargarsi e possono svilupparsi osteofiti
• i dischi possono protrudere o collassare
• le vertebre possono scivolare dalla loro sede

Sintomi
Il restringimento del canale vertebrale può avere delle ripercussioni, ad esempio, esercitando una pressione, sulle radici nervose e sul midollo spinale, causando dolore e fastidio.
I sintomi della stenosi spinale a livello cervicale sono molto simili a quelli dell’ernia discale. Tuttavia, mentre l’ernia del disco consiste in un evento acuto, la stenosi è un processo cronico, lento e graduale. I pazienti affetti da stenosi cervicale grave lamentano fitte dolorose simili a scariche elettriche, soprattutto quando flettono il collo rivolgendo il mento in direzione del petto. La stenosi spinale a livello cervicale può causare intorpidimento, debolezza, sensazioni di bruciore e di formicolio nelle braccia.
I pazienti affetti da stenosi spinale a livello dorsale spesso avvertono dolore ai glutei o formicolio alla coscia o alla gamba in posizione eretta (estensione) o durante la deambulazione. In genere, il fastidio si attenua flettendo l’arto (flessione) o con il riposo. In alcuni casi, i pazienti lamentano dolore alla schiena e dolore e debolezza alle gambe.

Fattori di rischio
Alcune condizioni degenerative della colonna vertebrale si verificano in ogni individuo con l’avanzare dell’età, ma la gravità dei sintomi dipende dalle dimensioni del canale vertebrale e dal grado di sconfinamento dei nervi. Il tasso di deterioramento varia enormemente da persona a persona e non tutti i soggetti avvertono sintomi.
Diagnosi
La diagnosi di stenosi spinale inizia con la valutazione dell’anamnesi pregressa del paziente e l’esame obiettivo. È importante parlare dei sintomi con il proprio medico curante. L’esame obiettivo può essere di aiuto per determinare la gravità delle condizioni e l’eventuale presenza di debolezza e/o intorpidimento.
Le anomalie a livello di resistenza e di percezione sono valutate attraverso l’esame neurologico e sono evidenze oggettive della compressione cronica esercitata sulle radici nervose per via della stenosi spinale. Per ottenere conferma della diagnosi, il medico può decidere di prescrivere ulteriori esami di diagnostica per immagini, come la radiografia, la risonanza magnetica (RM) o la tomografia computerizzata (TC).

Opzioni di trattamento

Cure conservative

In alcuni casi, il dolore a schiena e gambe causato da stenosi spinale può essere trattato con un’opportuna terapia farmacologica, iniezioni di farmaci anti-infiammatori (corticosteroidi), riposo e fisioterapia. A fronte però di un peggioramento della sintomatologia dolorosa, i metodi conservativi potrebbero non offrire i benefici auspicati e, pertanto, il paziente può prendere in considerazione opzioni di trattamento più intensive.

Decompressione chirurgica

L’intervento chirurgico maggiormente praticato per la stenosi spinale cervicale è la foraminotomia cervicale. Tale procedura è volta ad allargare il canale spinale per alleviare la compressione sul midollo spinale e sintomi come formicolio e debolezza che si verificano con questa condizione patologica.
L’intervento chirurgico più diffuso per il trattamento della stenosi spinale lombare è la laminectomia decompressiva, spesso praticata in concomitanza a fusione spinale. Questo intervento comporta l’asportazione di porzioni di vertebre, di legamenti e/o dischi protrusi che causano la compressione dei nervi e/o del midollo spinale.
Spaziatore interspinoso
I sintomi della stenosi spinale possono essere alleviati mediante uno spaziatore interspinoso. Lo spaziatore è un piccolo dispositivo impiantato con un intervento chirurgico minimamente invasivo. Lo spaziatore, nel caso lo si ritenga opportuno, offre la possibilità di essere rimosso in seguito, nonostante sia stato ideato per rimanere in modo permanente tra i processi spinosi. L’obiettivo dell’intervento consiste nella liberazione e quindi decompressione dei nervi.
Dal momento che l’intervento di stabilizzazione dinamica non prevede la rimozione di alcun osso strutturalmente importante, lo spaziatore interspinoso offre al paziente e al chirurgo la possibilità di valutare in un secondo momento ulteriori trattamenti nel caso di peggioramento delle condizioni cliniche del paziente. Il trattamento mini invasivo, che può essere eseguito nelle stenosi non serrate prevalentemente foraminali e laterali, comporta l’inserimento di una piccola protesi in titanio nello spazio interspinoso sul versante posteriore della colonna. Il risultato è l’allargamento dei forami e la decompressione parziale del tessuto nervoso.

 

 

 

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